ZONA BIANCA E TESTIMONI DI GEOVA: ATTACCO AL MOVIMENTO O LEGITTIMA INCHIESTA GIORNALISTICA?

L’inchiesta di Zona Bianca sui testimoni di Geova sta sollevando parecchie critiche da parte di chi parla di istigazione all’odio contro un movimento religioso noto per la sua predicazione porta a porta. Ma davvero Zona Bianca mira a promuovere ostilità verso i testimoni di Geova oppure sta solo conducendo un’inchiesta che, come tutte le inchieste, punta a chiarire aspetti poco chiari di certe realtà che ci circondano?

L’Articolo 21 della Costituzione Italiana dice che “la libertà di stampa non può essere soggetta a censura”. Questo vale anche per le inchieste giornalistiche e non solo per i casi di cronaca nera. Non si comprende quindi il motivo di tanto accanimento contro una trasmissione televisiva che finora in cinque puntate ha raccontato aspetti molto controversi dei testimoni di Geova, concentrandosi sull’origine dei loro finanziamenti, sugli abusi sessuali e pedofilia avvenuti dentro le loro file, dei danni familiari causati dalla politica dell’ostracismo, delle accuse di condizionamento mentale. Tutti aspetti oscuri che meritano un approfondimento e non di essere osteggiati da quanti parlano di diritto all’informazione e poi si sentono toccati sul vivo quando queste informazioni veicolano lati ambigui che li riguardano da vicino. 

Il conduttore Giuseppe Brindisi per garantire una discussione bipartisan ha invitato più volte in trasmissione anche i rappresentanti della Congregazione dei Testimoni di Geova per dare loro il diritto di replicare alle accuse che vengono rivolte da ex membri e da personaggi legati alla Chiesa Cattolica, ma i testimoni di Geova hanno sempre respinto l’invito, giustificandosi con la scusa secondo cui la trasmissione non sarebbe imparziale e punterebbe solo a mettere in cattiva luce il movimento. Supportati, in questo, da quanti, soprattutto sui mezzi di comunicazione, parlano di una campagna di diffamazione contro un culto che sarebbe stato preso di mira. Sì, ma preso di mira da chi? Questo i difensori dei testimoni di Geova finora non l’hanno detto né tantomeno lo hanno dimostrato con fatti concreti e prove alla mano.

Il rifiuto dei testimoni di Geova di partecipare alla trasmissione di Mediaset solleva alcune domande. Siamo sicuri che i testimoni di Geova non sono intervenuti perché temevano domande scomode? Per esempio: avrebbero avuto l’onestà, il coraggio e la faccia per raccontare al pubblico dove pigliano i soldi per finanziare la loro opera, qual è l’entità dei casi di abusi sessuali avvenuti dentro il movimento e confermate da sentenze giudiziarie e condanne carcerarie, quante problematiche familiari hanno creato, mettendo genitori contro figli e figli contro genitori solo perché costoro hanno abbandonato la loro confessione, quante sono vere le accuse di condizionamento mentale che praticano sui fedeli? Questo non lo sappiamo ed è per questo che la partecipazione dei testimoni di Geova avrebbe aiutato a chiarire questi aspetti. 

Il problema è che i testimoni di Geova hanno sempre voluto trasmettere un’immagine positiva della propria confessione. Un movimento che, come tutti i movimenti religiosi ha i suoi lati positivi e i suoi lati negativi. Salire su un piedistallo, vantando di essere superiori a tutti gli altri gruppi religiosi è spesso sinonimo di presunzione. Una religione che pretende che si parli solo bene delle sue dottrine e delle sue pratiche sociali e che si taccia sui suoi aspetti ambigui è una religione che solleva ragionevoli sospetti. Una persona che non ha nulla da temere, che non ha scheletri nell’armadio non ha paura di un confronto. Ma se il confronto viene negato, non si può pretendere che una trasmissione venga abolita solo perché fa il suo dovere di informare l’opinione pubblica su realtà che forse si vogliono tenere nascoste.

di Mario Barbato

https://www.agoravox.it/Zona-Bianca-e-Testimoni-di-Geova.html

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