RIFLESSIONI SU DOPPI STANDARD E LIBERTÀ DI CULTO – DOMANDE CHE CHIEDONO RISPOSTE

C’è una certa ironia nel difendere un’organizzazione religiosa senza averne approfondito testi e pratiche interne. La dottoressa Di Marzio, ad esempio, definisce “esagerazioni” o “falsità” le testimonianze critiche di ex Testimoni di Geova. Ma quanti, tra coloro che li difendono, hanno mai letto le loro pubblicazioni ufficiali?

Annuari, riviste e libri, così come adunanze e congressi, sono infarciti di esperienze negative di ex cristiani o di altre religioni che sono “entrati nella verità” geovista.

I Testimoni di Geova costruiscono la propria identità sul racconto di ex membri di altre fedi: ex cattolici, ex musulmani o ex protestanti vengono celebrati come “redenti”, mentre le esperienze negative di chi lascia la loro organizzazione sono sistematicamente bollate come menzogne. Perché questa asimmetria? Se un ex cattolico che diventa Testimone viene considerato attendibile, perché un ex Testimone che racconta disagi sarebbe automaticamente un calunniatore?

Prendiamo un esempio concreto. Il signor Rocco Politi, intervenuto in trasmissioni come “Zona Bianca”, ha confermato – da ex membro – l’esistenza di pratiche come l’ostracismo o shunning (morte sociale: gli ex adepti sono rigettati e isolati). La Di Marzio liquida simili interventi come “disinformazione” e incitamento all’odio, ma su quale base? Se il sig. Politi descrive regole documentate nelle pubblicazioni geoviste (ad esempio, “La Torre di Guardia” – organo ufficiale), come si può definirle faziose o false?

Emerge un paradosso inquietante:

– Immaginate un Testimone di Geova imbianchino (varrebbe anche per un muratore, elettricista, idraulico ecc.). Bravo, onesto, con il rullo in mano e la Torre di Guardia in tasca. Un giorno gli chiedono di dipingere una chiesa cattolica o di un altra confessione. Cosa fa? Si rifiuta. Perché? Perché, per la sua organizzazione religiosa, le chiese cristiane e non sono tutte “Babilonia la Grande”, il simbolo di tutto ciò che è corrotto e satanico. Lavorare a un progetto del genere equivarrebbe a sostenere il nemico e rischierebbe l’espulsione.

Una domanda per la dottoressa Di Marzio è legittima: come concilia la sua difesa dei Testimoni con il loro sistema di doppi standard? Perché un cattolico che li sostiene (come lei) non subisce conseguenze, mentre un Testimone che esprime dubbi viene ostracizzato? Perché negare l’ostracismo quando esso è ampiamente documentato dalle pubblicazioni e da video prodotti dalla società Torre di Guardia?

Altri interrogativi aperti:

1. Com’è possibile che un’ex Consigliera Nazionale del GRIS (Gruppo di Ricerca e Informazione sulle Sette) di Roma, nato per contrastare i culti abusanti, diventi paladina di un’organizzazione che applica metodi da lei stessa criticati in passato? Se seguissimo lo stesso metodo che la dottoressa usa per gli ex Testimoni, allora la sua testimonianza dovrebbe essere considerata come minino di parte e rancorosa, non vi pare?

2. Perché i Testimoni possono demonizzare altre religioni (fino a vietare ai fedeli di imbiancare un muro o fare manutenzione), ma chi li critica viene tacciato di “fanatismo”?

3. Se la libertà di culto è sacrosanta, dove inizia il diritto a denunciare pratiche lesive della dignità umana, come l’isolamento familiare, il rifiuto delle trasfusioni, del voto e del partecipare alla vita politica del Paese?

Personalmente, dopo 40 anni come Testimone di Geova, ho visto e conosco il peso dell’ostracismo: amici e parenti che ti cancellano dalla vita, non per scelta, ma per obbedienza a un’organizzazione che, tra l’altro, ha dovuto ammettere: “Il Corpo Direttivo non è ispirato e nemmeno infallibile. Quindi, a volte può commettere degli errori in merito a questioni organizzative o dottrinali.” (La Torre di Guardia, febbraio 2017). Perché sopprimere le libertà personali fino a rischiare di morire per regole decise da persone fallibili, non ispirate da Dio e non collegate alla chiesa primitiva essendo una religione moderna?

Alla dottoressa Di Marzio chiedo:

– Ha mai letto le direttive sulla disassociazione o la dissociazione nei manuali interni per anziani e sorveglianti viaggianti, oppure nelle circolari inviate alle congregazioni, dove si impone di evitare e persino “non salutare” gli ex membri?

– Perché non promuovere un dialogo che includa tutte le voci, invece di screditare a priori chi ha vissuto esperienze dolorose?

Non si tratta di “attaccare” una religione, ma di chiedere coerenza. Se i Testimoni rivendicano il diritto di criticare altre fedi, perché rifiutano lo stesso diritto a chi li interroga? E come può una studiosa, che si definisce cattolica, difendere un’organizzazione che definisce la sua Chiesa “satanica”, “prostituta spirituale” e meritevole d’essere distrutta per sempre dal dio Geova? Se per la Di Marzio la sua religione è semplicemente una convenzione sociale e non influisce sulle sue scelte di vita, perché difende proprio chi la pensa diametralmente all’opposto? Come si concilia la libertà, quella vera, con la costrizione e la punizione a vita per chi esercita la sua personale libertà di pensiero ed espressione?

Di Emilio Morelli

Iban: IT03M0707212901000000429543

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